Epistolario de Don Pedro de Santacilia y Pax

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Santacilia

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Versión modernizada

Carta escrita en italiano.

Legajo 8: Carta de Persona desconocida a Persona desconocida (121-91a copia)
Fecha: Sin especificar
Lugar: Sin especificar
Remitente: Persona desconocida
Destinatario: Persona desconocida
Temas: Sin especificar
Idioma: italiano








Versión modernizada:

Jl S. Principe Landgravio, supplica a V. M che, s?ha da venire a Madrido C come si indica sia il fornitio dj V. M li favia gratia de far el avisar di questo , el insieme comandar al Governator dellj Galleoni, d?alcuni dj quellj che stara gia armadj, e sorrono giornalmente per questj marj, li serviro in al primo terreno dj spagna. Jl dispaccio sia servita V M. dj farlo con- signar al suo P. Confessor, il quale l?inviera con tutta la dj- ligenzia. Qua Regen? Nun II. Sig S. Havendo gia risolto V M. che l?Armatta dj Mahon s?unifica con quella dj , il S. Prencipe Landgravio supplica a V M. sia ser- vita d?impregarlo in qualite altro Carico del mar, che sia pro- portionato alla sua qualita , e desiderio grande che tiene dj ser- vir a V M. O almanco honorarlo con una buona Renditta Eclesiastica: non trovando luj per adesho altro medio per la sua sustentatione, eshendo che sia hora il suo S. Cade, e Tradello hara fablo groshihisne spese per la conservatione della augustissi- ma Cosa d?austria, el ancora esso luj per haver servito fedel- issimamente a V.M e speso quanto a? hebbe, sta primo, la Francesi della speranza del Gran Priorato d?alemagna, e d?ana Comanda la quale lj rendena imgue mila sevedj in Westfalia. Quae Reg & Num. III. Sig P. Jl Sig Principe Landyravio deie a V.M. ch?il mese passato feve un altra presa a un vasello Olandese ch?andava in Mar- seylia cossa lo quale in denaj contantj ritrovó m/20 pezze Tutto lo quale con tutta la mercandia consignó al Pascaditor Generale [2§] che forhero mipiegante nel servitio di V.M E ch?adesho ha mandato fuora l?almirante Evaramsi con sotte Vasellj della sua armatta, per ricercar e combattere 4 Vasellj groshi d?olandasi, li quali si trovano sopra Yvisa, e hora l?acpetta giornalmente con la presa. Jn tanto se n?intende che gia diversi despaccj dj VM andono a P. Martin Carlos accio si transferisca con quell? armatta in , senza ch?il detto Principe haveshe ricevuto charta, o havuto nuova alcuna di questa nuntatione e resolutione di V. M Pero come lui ha servito con tanta fideltá et affetto a V M. e senza haver hauto ashistenza nissuna, per sola sua industria el inato zolo che tiene per la gloria d?esha de fatto tiene al mare 15 Vasellj d?alto bordo, due Tartane, e tre Bergantinnj, con li quali anco in tempo del inverno ha fatto diverse buone prese, e giornalmente era per far cose maggiorj, come della sua applicatione, el esperi- enza delle cose del mare, e gran volonta che tiene d?op- rar bene per honor di V M. potra far gratia di lasciarsi informar dj P.Pietro di S. Cilia Givernator di minorca e P. Luys d?Oyangarer provedetor General di V. M et altrj Ministrj della detta armatta Cosi spera. della clemenza dj V.M che se li sara levato questo carico, sara mipiegato in cose non minorj dj questo el in particolarj, se fushe servita V. Ma desidera rebbe a?cher aquesto [3§] ahe questo foshe cose dell mare, es steudo quello la propria sela sfera, nella quale in quelli s. ami che si ritrocio in , e su generale della squadra, s?esshercito con gran gloria e con a??ssime prese della sua Religione. A V. M non mareano mille occasioni: come sarebbe lasearli detta sua Armatta independentemente da quelli altrj ch?a quesl?amo haveranno da navigare en vasellj, o Gallera dj V. M per questi amrj. O impregarlo nelle cose dell mar Oceano, perche a lui non importa pui questo, che quello, e non cerca altro che trovar occasione d?impregar bene il suo talento, e con sudessar alla sua natural propensione che tiene di navigare, morir per la gloria, el honor di V M Sene promette questa consolatione della Clemenza dj V. M. ancora per respetto delle multiplicate interpositionj dj S. M. Ces e d?altrj cognatj soi Prencipi d?alemagna, li quali come monstrorovo grandissimo contento del honor dj V.M. del metterlo in quell posto, cosi per il contrario non ponno niever altro che disgusto se vederamio che presto sigon senza sua colpa, e dopj va cosi fedel servita habbia da pender il honor e la riputatione della sua Casa, la quale e estato sempre tanto deusta, e ha spesso e travaglia tanto per la conservatione el augmento della aug Casa d?austria Come [4§] Come in considerationi di questo detto Principe l?anas passado dellas M Cesa e stato honorado per un decreto solemne con la Nomenia all cardinalato per la prima ocassione. quando la potra fare all solito sua M Ces jn quanto doppoi per il fine a quell Gliorato che dio no alcunj mal informatj ch?habbia ottenuto dj Françia, gia sa V.M. che non solamente li francesi non porno confer- ire comiende in Alemagna, ma che detto Principe con haver servito a V.M. e consegnertemente perso la neutralita del Cavagliere di malta, ha perso ancora la speranza del suo Gran Priorato d?alemagna e quelle Com?ende dj Luagen, el Hervorderea in Westfalia la quale come per adesho esta?nco nel poter di dellj Fran- cesi, certo e che mai piu, o almanco molto tandj frute- ranno al S. Principe. Jl Processo ancora che li ministrj di V. M. formavo per ordine del Sig Principe sapra l?abbrugiamento della Capitana, il detto inviera al primo despaccio a V.M. dell qualle vedera chiaramente ch?il Principe non tiene la minima colpa, havendo trovado se luj (^lontans del) (^porto di Majon y legne) per ordine dj V. M. nel Caso in Ciuidadella, contano del porto Majon y legne, el havendo prima del suo partire raccossi andato l?Armatta. a S. Martin Carlos, con ordine in seritto che se ne levasse tutta la polvere della viniata e si trans- portassi [5§] transportassi all Castelli di S. Filippe, al quale pero loccera dar conto a V.M. come ancora al Capitano del Vasello per non haver sbarcato l?artiglieria come del medesim Prencipa l?era stato comindato, prime della sua partenza, la quale luj feve, come e detto, per obedir allj ordini di V. M inviatilj per un corriere a posta, per viognosore lj portj e fortificationj dj quell?Jlola. QuaS RegoS Num: IV. Sig Jl Sig Prencipe Landgravio die a V.M. che ha vienuto una sua dallj co del Febraro passato, done V.M. li fa la gratia d?una pensione dj ru/r Taley nell?ambassiata d? alemagna, con questa clausula {esp.} CparaqC seos pagada mientras noentrareis agozer el priorato dela Relijion de san Jua de q teneis hecha gracia en Françia J Ri} qual circonstanza lui si persuade che V.M. da mal informatj sia stato introdotta a credere che lui tenga amicitia, o sia rendite in Francia. Jl quale trovantsi tutto contrario alla verita; et alla devotione della sua cosa, et obligo della sua propria persona, vesso l?Augª d?animo questo conretto, che se havesse d?essa ottemte mille pensioni. Essendo dunq certo che lui e?stato eletto coarduitor del Gran Prioratoi d?alemagna C il quale e un [6§] e un Titolo di Prencipe del Jmperio, situato in Buigoria provenza hereditaria dellj Ser: arciduchi d? Jsprugg. S della Lengua o vero Natione Todesca in , e che questa Eletione li e stata confirmata per doi decretj del Consiglio Complido della medesima Religione. Etutto questo alli moltiplicj interventioni di S. M Ces della ser aeciduchessa d?Jsprugg, del S. VRe di napolj del S. marchese Castell Rodrigo, a quel tempo ambassiador dj V.M. in . Com?ancora per assi curarsi della Jn- vestitura dj S. M detto Prencipe l?anno passato d?Jtalia se n?amdo per le poste alla residenza di detta sua M La quale non solamente gli diede benig intentione di comederlj tutto quanto la domandava. Ma per sprimerlj meglio la sua Dem volonta, lo volse di pui honorare per un decretto solemne della promessa dj Nominarlo Cardinale per la prima occasione quando lo potra fare per il solito sua M Cesª: Cossi detto Principe supplica a V.M. essendo li levado questo suo carico senza la minima sua colpa, e per questo messo in peri colo di perder la reputatione della sua casa, e propria sua persona V. m sia servita d?imprigarlo in altre cose del mare, che sia no proportionate alla sua qualita, come lui estremamente desidera servir a V.M. in tutto quello che si considera dj Comendarlj [7§] o almanco stabilirli che la pensione di sei mila sevdj della quale V.M. gia li ha fatto gratia, la quale come lui sen?assicura dell inata Clenza dj V.M. senza sua colpa mai li fara rivocata, ma piu facile /come spera/ ancora acc resevita, accio con decoro e honor della sua Casa se ne possa intertener quel poco tempo, suiche la Nomina di S. M per il cardinalato fort sia suo effetto, done non gli mancerano mille modi e medy di servir bene a V. M come l?occasione di poter lo fare, conforme allj infimitsj suoi obligi, somamente desidera. QuaS ReyS Risposta del Protonotario data al Sig Ambassiator Ces lj 21. del corrente {esp.} He dilatado el responder al papel que V Ece: se ha servido de escribirme asta ver la resolucion que su Magh Aios Lag tomaba en particulares del S. Principe Lamgravio y abiendose servido de ordenar al S. Conde de Oñate que oyga en ellos al Padre Jesuyta que ha venido aqui, lo aviso a V Ece: para que lo tenga entendido} [8§] Son arrivato finalmente per quelle campagne sterili in Madrido li 13. del corrente, done ho trovato la corte totalmente di- versa di quella che habbiamo caviata in Saragosa. Jl S. Conte Duca sta in Luches, come li fosse fuor di questo mondo, inviaj le lettere di vEce: al suo S. Confessore, e domandaj audienza ma la risposta VEce: cavera della lettera del medesimo padre qui milusa. Jl Re non lo cognosse piu, et il S. Prothonotario si dice va VRei per Malorica, li altrj apostolj agni uno per la sua Provincia, li 17. il S. Ambassiator /il quale monstra piu sollicito per il honor de V.Ece: che nissun altro/ mi diede la bella nova che a VEce: havesseco levato il Carico, e dato ogni cosa a Ferrandina /il quale gia si parti verco ports S. Maria li 19. di questo/ pero non mi sapev dir che cosa havessero conluso della persdona di VEce: sola mente dieva che l?ambruggiamento della Capitana havesse [9§] havesse preiudicato assai a VEce: et che Conte Ognatj l?avea detto che al principio tutt?il consiglio di stato havesse inprovata l?electione fatta del conte Duca intorno la sua persona, et che adesso con occasione del ritiro, del Conde, detto consiglio, lo havesse volsuto far al sur mado son andato con gran travaglio a ritrovar tuttj quellj signorj, ma non ho trovato amico missuno, o che havesse volsuto parlare, tutti alle mie relationj e ragionj in pagoron o con parole, e complementj Jl locotenen le capitano della guardia Zapata, si ha monstrato piu affettionato di nissuno, e mi ha servito in molte cose, e come spero mi servira ancora per l?avenire alli nº di questo D.Antonio di Mendoza mi procuro l?audi- enza la quale il Re volse che fasse privata, et mi la diede ben lunga. Et io representai a S. M che VEce: a me avesse inviato per dar conto a S. M. della sua Armatta e tutta l?Jsola di Minorca, pero come questo a me [20§] a me pareva una cosa molto fastidiosa, e che a S M era per dar poco gusto estendo l?Armata in adesso stata senza ogni necessario soccorro, e la Jsla senza suffi- ciente deffesa, el che havesse bicogro tanto la gente quando di danari, fortificationi provisione et amonitione cosi supplicarcj a S.M facersola guntia d?asigmnarmi un dj foi ministrj sumi intendencj, al quale potrej expli- car li desegni fatti, e renderlo capace di tutto quello che a me en stato in caricato. Quello che a me primera piu (^ho) per servitio di S. M ho detto ester che io lavesti inteso ch?era risoluto di levar a VEce: il Parico e bentre non dubitarej che qualite ma- levolo a VEce: havesse fatto mal servitio con occasione della Capitana, pero che io restassi securo della clemenza di sua Sua M (^la quale) che non volesse concluder niente che potesse preiudicar alla reputatione di VEce finche sua M havesse visto il processo, il quale ^gia si stava a????/do el a????pettarlo con il primo dipaccio Estendo che a SMª [21§] era molto bea cognoser sta la casa di VEce: e le pase gran- dissine fatte d?ella per la conserurtine della aug casa d?austria. el cho VEce: ni persona havesse mostrado a bastanza il zelo el desiderio che seneva dj servir sua M con haver armat a que la hora per sola sua indestria, el senza asistenza nissuna. lui a a? Vasellj grandj 2. Tartaad el he higan- tinj, e haver fatto maggior presa l?incarno con li vasellj rattj e fraciassatj che altrj general tutta l?estate, con armata intiere. Havendo VEce: ritrovatj dettj vasellj soi non solamente senza pane e vino, ma aaco senza aqua, e senza botte. nelle quale si potesse conservar l?aqua Quanto (^desside) doppoi el saper del mare quanto ele valor e applicatione l?assicaravo io a S. M che tutto in VEce: esa maigior che [22§]



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Criterios de transcripción

Todas las cartas del epistolario se editan en una doble transcripción –literal y modernizada– consultable siempre simultáneamente con el facsímil de la carta original.


Transcripción literal

Generalidades

Se trata, para cualquiera de las lenguas presentes en el epistolario, de una transcripción paleográfica estrecha que reproduce con fidelidad total el uso gráfico del autor del texto aunque no se corresponda con la normas ortográficas actuales y aunque ello suponga transcribir errores evidentes. Hay dos motivos para este criterio: 1) una transcripción paleográfica de este tipo es un punto de partida más eficaz, ya que puede ser luego adaptado a múltiples usos, modernizando la ortografía, añadiendo acentos y puntuación, regularizando el uso de mayúsculas, etc. según el uso que se quiera dar a los textos o los destinatarios a los que vaya dirigido. Por el contrario, un texto modernizado supone haber suprimido ciertas características del uso lingüístico de su autor original que no son fácilmente recuperables. 2) una transcripción paleográfica preserva información lingüística relevante: por ejemplo, la separación de palabras arroja luz sobre unidades fonológicas  como la sílaba, o gramaticales como morfemas. Asimismo las grafías originales pueden denotar procesos dialectales o de transferencia de otras lenguas.


Ortografía

Se respeta el uso gráfico del original, incluso aquellas grafías que parezcan superfluas o sin valor fonológico: x, ss, ç, h, b, v, u, i/y, ph, th, etc. En los casos en que en el texto aparece «r» donde hoy usaríamos «rr» o «c» donde esperaríamos «ç» lo dejaremos como tal. Se conserva la acentuación o falta de la misma del original.


Igualmente se reflejan en todo pormenor paleográfico el uso de la mayúscula y la minúscula, y la puntuación, muchas veces arbitraria.


Se respetan los cultismos gráficos: columpna, comptar y también las simplificaciones fonéticas de los cultismos: dino, lición.


Separación de palabras

Se respetan todos los procesos morfofonémicos reflejados en la escritura, por ejemplo te visto que refleja ‘te he visto’ se transcribe como está en el original. Igualmente transcribimos: menbarque, lazotea, parenbiar, etc. (los casos en los que dos palabras se hayan escrito con el mismo trazo sin levantar la pluma no implica necesariamente que estén escritas juntas).


También se respetan las amalgamas o cualquier otra grafía que represente una pronunciación particular: decille (por ‘decirle’), escuro, colesio, vijitar, esamen.


Abreviaturas

Las abreviaturas se desarrollan empleando paréntesis angulares: sto se transcribe s<an>to, dho d<ic>ho, q. q<ue>, nros n<uest>ros. Si en una palabra falta texto que suele ir en abreviatura pero el escriba no ha puesto el diacrítico o la indicación que normalmente indica la abreviatura (por ejemplo propto sin indicación de abreviatura) lo transcribimos pro[<m>]pto donde se indica que la abreviatura no figura en el original y es añadido nuestro.


En el caso de abreviaturas usuales que indiquen tratamiento (D. Dr. V. M. Vd. etc.) se pueden dejar como vienen en el original.


Añadidos y enmiendas del editor

Si es evidente que falta algo en el texto –y no estamos ante una abreviatura– se suele restituir, pero sólo cuando estamos absolutamente seguros. Lo restituido se pone entre corchetes: pdre transcrito p[a]dre.


Si en el texto sobra algo por error (una sílaba o palabra repetida) utilizamos paréntesis con barra invertida para indicarlo (\...), pero sólo cuando estamos muy seguros, porque material aparentemente superfluo puede ser una particularidad morfológica o gráfica de la época. Así pues vinieron a la la casa se transcribe «vinieron a la (\la) casa». Se ha de tener en cuenta que el signo «\» en «(\...)» sirve para discriminar los paréntesis genuinos empleados como signo de puntuación. 


Añadidos y enmiendas en el original

En el caso de que encontremos letras, o palabras entre líneas o en el margen que han sido añadidas por el mismo escribano o un corrector posterior transcribiremos estas palabras entre corchetes «[ ]» con un circunflejo «^» en su interior (para diferenciar de los añadidos que incluimos nosotros mismos, que van simplemente entre corchetes «[ ]»), con una nota explicativa si fuera necesario. Ha de entenderse que empleamos este sistema para material añadido. Cuando el escribano ha continuado en un margen simplemente porque se le ha acabado el espacio al final del folio no consideramos que se trate de un añadido, sino que continuamos copiando el texto numerando las líneas de manera consecutiva.   

Señalamos la presencia de varias caligrafías con la indicación al principio de la carta: «(dos manos)», «(tres manos)», etc.   


Para reflejar texto tachado en el original lo reproduciremos entre «( )» con «^» en el interior para diferenciarlo del texto superfluo que suprimimos nosotros mismos al transcribir que se marca con «(\)». Retomando el ejemplo anterior vinieron a la la casa, se transcribe «vinieron a la (\la) casa» para suprimir el texto erróneo, pero si el segundo la ya aparecía tachado en el original transcribimos «vinieron a la (^la) casa».


Alternancia de lenguas

Cuando aparece texto en una lengua diferente de aquella en la cual está redactado el cuerpo principal del documento, el texto en cuestión se marcará con llaves «{}» que contengan al inicio las tres primeras letras del nombre castellano de la lengua en cuestión (LAT latín, CAT catalán, ITA, italiano, FRA francés, POR portugués, etc.). Por ejemplo: «entonces dijo {LAT ave maria gratia plena} mientras se santiguaba.» En html marcamos las distintas lenguas: <span id=”latin>capbqekbkb”</span> tanto en transcripción original como en la modernizada.


Foliación y número de línea

La transcripción literal se dispone a la izquierda del facsímil del documento correspondiente. Las líneas del documento original se reflejan con una numeración correlativa de principio a fin del texto, antepuesta a cada línea y en color gris. No reiniciamos, por tanto, la numeración en cada página del mismo documento.


Nota importante:

Siempre que tenemos dudas preferimos insertar una doble interrogación entre corchetes [??] junto a la lectura dudosa. Así podemos localizar los problemas fácilmente y corregirlos cuando tengamos la solución (empleamos corchetes porque se trata de un añadido nuestro, las interrogaciones no estaban en el texto). En caso de abreviaturas dudosas se puede transcribir mto m<[??]>to. Muchas de estas dudas se acaban disipando. Consideramos preferible actuar con prudencia y poner interrogantes en vez de ofrecer una lectura que pueda ser errónea.

Transcripción modernizada

Abreviaturas

a) Las abreviaturas se escriben en minúscula y se desarrollan siempre que se pueda. Por tanto, escribimos completas las palabras y tratamientos protocolarios como los siguientes (ponemos ejemplos en español y catalán):


señor o senyor, senyora o señora, mossèn, santo, número, reals reales, libras lliures, escuts, etcétera; il·lustre (il·lustríssim), honorable, magnífico, excel·lentíssim, etc.


Y también los números ordinales, los meses del año, los nombres de países, etc.:


Ej.: 1º (primer o primero), 2º (segon o segundo), 7bre (setiembre setembre), Alemanª (Alemania o Alemanya).


En cambio, no desarrollamos las abreviaturas de respeto:


dr. (doctor), d. (don), da. (doña/dona/donya), v. m. (vuestra merced / vossa mercè), v. s. (vuestra señoría / vossa senyoria), v. e. (vuestra excelencia / vossa excel·lència).


b) Los tratamientos o expresiones protocolarias en la firma o cabecera de las cartas los desarrollamos completamente:


Ex: Su mor. sdor. > su mayor servidor

q.s.m.b. > que sus manos besa

etc. 


c) En el caso en que aparezca en una carta en español o catalán texto en latín que contenga abreviaturas, se conservan:


Ej.: et al.


d) Siempre que sea posible se escriben los nombres propios completos con la ortografía actual. Si la carta está en español las abreviaturas se desarrollan en español y si está en catalán se desarrollan en catalán. 


Ej: Jº > Jerónimo, Gerº > Jerónimo,  Pº > Pedro, Antº > Antonio


Asimismo, Los nombres propios se regularizan según el uso actual: Safortesa > Zaforteza, Çavella > Zavellá, Marqués de los Veles > marqués de los Vélez.

Se informa de la variabilidad ortográfica y en el orden de los apellidos de los remitentes y destinatarios de las cartas por medio de una ventana flotante que aparece al pulsar sobre el nombre modernizado y regularizado en el cuerpo de la carta.



Mayúsculas y minúsculas

a) Todos los cargos y tratamientos protocolarios se transcriben en minúscula dentro del texto, en la firma, en la cabecera de las cartas y en las notas o fichas informativas.


Ej.: rey, rei, virrey, batle, procurador reial, governador, capità, inquisidor general, bisbe, arquebisbe, prevere, mossèn, doctor, su majestad, vicecanciller, capellán secretario


Ej.: magnífic i excelentíssim senyor governador, il·lustríssim senyor procurador reial, su majestad, capitán general, d. Pedro Santacilia, da. Cecilia Zaforteza, etc.


b) Todos los nombres propios (de persona, de lugar, nombres de embarcaciones, apodos, etc.), se escriben con mayúscula inicial.


Ej.: Nostre Senyor/ Nuestro Señor (cuando se refiere a Dios o a Cristo), el Cielo, etc.


c) Algún nombre de documento oficial concreto –cuando no es genérico– se transcribe en minúscula.


Ej.: El memorial (o real orden, informe, etc.) que recibí ayer…


d) En toponimia, el elemento genérico (golfo, cala, calle, plaza) se transcribe en minúscula y en mayúscula si pasa a nombre propio:


Ej.: la sierra de Tramuntana (pero: la Sierra)

plaza Mayor (pero calle de la Plaza Mayor)


e) El nombre de determinadas zonas se transcribe en minúscula:


Ej.: capilla, cámara de los pajes, secretaría del Consejo de Aragón, palacio de los Duques, castillo de San Carlos


En cambio, escribimos en mayúscula:


Casa de Campo, Consejo de Aragón, Real Audiencia, Universitat, Reial Patrimoni


f) Todos los cargos, nombres de oficios o de profesión se transcriben en minúscula:


Ej.: capità, procurador, governador, pagès, criat, capellà, prevere, escribano, notario, secretari, jurats o jurados (de la Universitat o Universidad), oïdors u oidores (de la Audiencia), etc.


g) San/Sant/Santo, Santa, se transcriben en mayúscula cuando va precedido de genérico + de:


Ej.: illa/isla, calle/carrer, plaza/plaça, montaña/muntanya, posesión/possessió, riera, torrente/torrent, convento/convent, iglesia/esglèsia, abadía/abadia, ermita, monasterio/monestir, santuario/santuari, capilla/capella, altar, portal, torre, castillo/castell, palacio/palau, puerto/port, etc.


castillo de SanCarlos, capella de Santa Anna, etc.


Puntuación

Igualmente, puntuamos el texto según las normas actuales de la RAE, intentando respetar el sentido correcto de la frase. No es necesario enfatizar que se trata de una tarea compleja por ser textos que en muchas ocasiones siguen pautas orales, pueden estar escritos descuidada o muy apresuradamente y, por tanto, aparecer plagados de anacolutos, elipsis, errores de coordinación, etc. Aunque siempre actuamos siguiendo un principio de mínima intervención y con la mayor cautela posible, se hace necesario en muchas ocasiones interpretar el texto según el contexto u otras informaciones complementarias de que podamos disponer. Hemos intentado que nuestras intervenciones sean en todo caso visibles utilizando corchetes para nuestros añadidos, enmiendas o comentarios.


La transcripción modernizada presenta el texto dividido en párrafos, sin señalar ni numerar las líneas del manuscrito original. Sí se señala la página correspondiente del manuscrito original mediante numeración consecutiva en gris.


Es importante subrayar que cualquier añadido por nuestra parte va siempre entre corchetes «[]». Si, por la causa que sea, hay una laguna en el texto original o un problema de lectura que no podemos resolver, lo marcamos en el mismo lugar del texto así: «[?]» Ocasionalmente, en el botón de «observaciones» presente en cada carta se comentan las dificultades que a nuestro juicio exigen una nota complementaria.


De aplicación específica a las distintas lenguas

Cada carta está definida en una lengua principal aunque presente varias en el texto (que van convenientemente marcadas, según hemos explicado).


Textos en español

Para los textos en español, como principio ortográfico general, nos atenemos a las normas de la última edición de la Ortografía de la lengua española (Madrid, 2010) de la Real Academia Española, combinadas con las indicaciones del Diccionario de la lengua española (DRAE) en la versión web permanentemente actualizada (http://www.rae.es/recursos/diccionarios/drae). Al no tratarse de textos literarios y entender que debemos facilitar la lectura a un público mayoritario, no especializado en las peculiaridades de la lengua de los siglos XVI, XVII y XVIII, llevamos a cabo una modernización y adaptación lo más completa posible al estado actual de la lengua española que permita al lector y al investigador hacer búsquedas cómodamente en el corpus sin necesidad de conocer las posibles variantes ortográficas.


Textos en catalán

Seguimos las normas ortográficas del Institut d’Estudis Catalans.


Por lo que respecta a los nombres de fincas o posesiones, escribimos Ca, Can (y Ca na), Cal y Son mayúscula y el/es, la/sa minúscula: Can Berga, Son Sant Joan.


Se suprime el punto volado en los textos en catalán en casos como:


no·s > no és, qu·està > que està, etc.

Santacilia

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